martedì 13 novembre 2018
SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE con Michele Placido
RECANATI | Teatro Persiani
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  • SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE
    con Michele Placido

    di Luigi Pirandello

    interpretato e diretto da Michele Placido

    con Guia Jelo, Dajana Roncione, Luca Iacono Luana Toscano, Paola Mita, Flavio Palmeri Silvio Laviano, Egle Doria, Luigi Tabita Ludovica Calabrese, Federico Fiorenza Marina La Placa, Giorgia Boscarino, Armando Sciuto

    musiche di scena Luca D’Alberto

    costumi Riccardo Cappello

    luci Gaetano La Mela

    regista assistente Nicola Alberto Orofino

    produzione Teatro Stabile di Catania

    in coproduzione con Goldenart Production srl

    È la mia passione per tutto quello che è pirandelliano che mi ha portato ad accettare la sfida. Questa è la mia terza regia teatrale su un testo del Girgentano, dopo Così è se vi pare e i due atti unici La carriola e L’uomo dal fiore in bocca. In passato ho girato un film La scelta, tratto dalla novella e dalla pièce L’innesto, incentrato sulla violenza che una donna subisce. Anche in Sei personaggi è presente una forma di violenza molto ambigua, attuata dal Padre nei confronti dell’umile moglie che pure ha amato e gli ha dato un figlio, ma con la quale ha poco da condividere sul piano intellettuale. Deciderà perciò di farla innamorare del suo contabile; un piano “diabolico” ma a suo dire “a fin di bene”, almeno per la donna che sarà più felice nel nuovo rapporto da cui avrà altri tre figli. Ma l’uomo muore lasciando in miseria la nuova famiglia. E il Padre incontra in una casa di piacere la Figliastra indotta a prostituirsi.

    È davvero scabroso l’affair che il sestetto pirandelliano chiede da quasi un secolo di esplicitare in scena. E si spiega perché una siffatta famiglia è stata abbandonata dall’autore, atterrito all’idea di alimentare una vicenda tanto scandalosa. Coerentemente con il metateatro di Pirandello, la richiesta dei “Sei” di dare vita al loro dramma coincide qui, più che mai, con la funzione che è propria del palcoscenico, ossia accogliere la rappresentazione.

    Una “commedia da fare”, la definisce il suo autore: un inno al teatro che mai abdica alla propria missione. Allo stesso tempo trovo sia presente un senso di ribellione da parte dei “personaggi”, i quali andranno appunto alla ricerca di un’origine e, nel nostro caso, di una Compagnia incline a privilegiare testi che parlano della società di oggi, delle sue drammaticità: il femminicidio, le morti bianche o anche l’impossibilità di un legame sentimentale, dovuta all’alienazione dell’uomo contemporaneo.

    Che una Compagnia intenta a provare mini-drammi quotidiani venga in qualche modo spiata da presenze o fantasmi, anche se Pirandello era contrario a questa parola, mi rafforza nella convinzione che il testo sia pieno di suggestioni soprannaturali. Un’intuizione affascinante mi ha accompagnato dall’inizio: che un palcoscenico possa sorgere laddove prima esistevano case e giardini, fontane e piccole ville. Luoghi in cui poteva accadere la storia che racconteremo, la storia dei Sei personaggi. Mi voglio anzi illudere che sia realmente accaduta: a cosa serve l’illusione, altrimenti, se non per crearne una messa in scena?

    Michele Placido