L'Amore non è Amato

Locandina

L’AMORE NON E’ AMATO: Antefatto (Prove di vita di Orsolina)

Se di un antefatto si parla - una sorta di prologo alla prossima messinscena dedicata a S. Veronica Giuliani - vorrei avvertire con stupore che già in Orsolina sono nascosti molti segni anticipatori della vivace vocazione della Santa, tanto cara al nostro Territorio e suoi abitanti. Si tratta di un percorso, oserei dire, quasi obbligatorio, attraverso il segno ludico, sincero di un pathos già forte e tutto nel segno del gioire irrequieto, costruendo un cammino di Fede dal vivo, a volte entro un vissuto regressivo, ma sempre fortificante del gioco! Veronica, curva e viva sul Libro della sua amata scrittura, ricorda allo spettatore i passaggi incancellabili della propria infanzia e adolescenza fino al suo ambito ingresso conventuale. Attraverso un fenomenologico passaggio di tenere immagini in video-animazione (le prime elaborate da giovanissime allieve dell’ISIA di Urbino). Ella assai presto abbandona il seno materno nel disegno di un messaggio traspositivo, che vuole per me ricollegarsi a quello compiuto da Gesù (lasciando adolescente Madre e Padre) per iniziare scalza e miracolosamente in piedi - a soli pochi mesi- la sua lunga strada di umiltà, dolore, generosità verso il prossimo. Eccola poi nella frenetica e tenera “costruzione” di Altarini, edificati con materiali poveri, naturali, talora rinvenibili nello scarto di un vivere quotidiano e contadino, ma sentiti come sacri, nel momento in cui si pongono non come feticci, ma oggetti viventi e testimoni del grande meccanismo delle trasformazioni della Natura: è nel ciclo del meccanismo “natura naturans” che la piccola di Mercatello si trova a giocare attraverso il suo volto-di-castagna (Lei stessa facente parte dell’Altarino ed inclusa con felice intuizione nei montaggi preziosi di Livio Taricco)...non faccia, ma volto … appunto rivolto ad adorare fiori, piante, acque, al grido: “Acque, piante..riempitemi di voce!!” Così attraversando velocissimi stasimi in video-animazione la Bimba scopre le piccole e grandi verità della vita (fra cui la morte prematura di sua madre) e la cosidetta “via delle lacrime” verso la ostacolata Vocazione, che la condurrà con gioia ad aprire la porta del convento. In tali passaggi di vita sentiamo risuonare in eco le voci dei nostri Allievi di teatro, che sanno lanciare come cose-luminose le Sue più note sentenze aforistiche: qui la Parola diviene “cosa”, nella sua più ampia funzione percettiva rivolta allo spettatore, nel coinvolgimento di una azione per così dire liturgica.

Infine si tenta di dare un segnale di una forma di Devozione sincera una sorta di Confessione e Comunione col pubblico, quasi primitiva, al fine di veicolare il nostro convincimento che il Teatro e la Lettura del vero siano i mezzi più sicuri per accostarci a Dio ed attendere sue tenere indicazioni…

Donatella Marchi

ORATORIO DELLA GROTTA DELLA CATTEDRALE (Piazza Duca Federico) Urbino

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