Romancero Gitano

Programma_concerto

L'inedito accostamento di coro e chitarra non spaventa Castelnuovo-Tedesco che — anzi — a questo punto si sente evidentemente a proprio agio nel trattare la scrittura chitarristica in un contesto musicale cameristico. Il quartetto vocale è trattato in maniera madrigalistica e alla chitarra è affidato il compito di colorare armonicamente e ritmicamente le sette canzoni; alcuni brani sono inoltre incorniciati da brevi preludi e postludi. Il punto più alto di tutto il ciclo è costituito dalla dolcissima “Memento” basato su una breve poesia di Lorca che Castelnuovo-Tedesco amava considerare come il proprio epitaffio per l'amore che nutriva nei confronti della chitarra e della Spagna: Cuando yo me muera, / enterradme con mi guitarra / bajo la arena. Cuando yo me muera, / entre los naranjos / y la hierbabuena. Cuando yo me muera, / enterradme si queréis / en una veleta. ¡Cuando yo me muera! Quando morirò, / seppellitemi con la mia chitarra / sotto l'arena. Quando morirò, / tra gli aranci / e la menta. Quando morirò, / se volete, seppellitemi / in una banderuola. Quando morirò! Nel Romancero gitano appare più che mai evidente il grado di familiarità che Castelnuovo Tedesco aveva raggiunto nei confronti della musica popolare spagnola: melodie, ritmi e armonie — che sono quelli tipici del cante jondo — musicano i versi di García Lorca con una naturalezza e una spontaneità sorprendenti. La suggestione di quest'opera — unica nel corpus chitarristico di Castelnuovo Tedesco — sembra affondare le sue radici in un remoto universo, dalla cui oscurità il compositore suscita memorie arcane, con un atto che definiremmo di convocazione medianica non meno che di creazione musicale.

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