INTEATRO Festival 2019 - l’intervista di Marche Spettacolo a Luca Silvestrini

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Dopo il debutto al Teatro delle Muse nel settembre 2018 e una tappa ad Ascoli Piceno, nell’ambito del progetto Marche InVita, torna nelle Marche Food. Può contenere tracce di…, di Luca Silvestrini, una produzione di Marche Teatro che andrà in scena dal 20 al 23 giugno presso il salone delle feste del Museo Archeologico Nazionale delle Marche per il festival INTEATRO 2019. Food. Può contenere tracce di… parla del cibo e del rapporto articolato che le persone hanno con esso, e lo fa attraverso uno spettacolo immersivo e partecipato. Food mette in scena un’esperienza di condivisione con il pubblico che ben rispecchia gli intenti espressivi di Protein - la compagnia di Luca Silvestrini - da sempre alla ricerca del filo rosso che lega la danza alla vita delle persone.

Ecco la nostra intervista a Luca Silvestrini.

D. Il manifesto di Protein è “Connettere le persone e la vita quotidiana attraverso la danza”: come è nata l’ispirazione per uno spettacolo che tratta forse l’esperienza quotidiana per eccellenza, il cibo?

R. Food - può contenere tracce di... è l’adattamento italiano di uno spettacolo che il compositore Orlando Gough ed io abbiamo pensato e creato tra il 2015 e il 2016. E’ nato come uno spettacolo per otto performer, quattro cantanti e quattro danzatori, interamente cantato e parlato e senza alcun suono o musica registrati. Qualche anno dopo è arrivata la versione a due, nata dall’invito a portare questa esperienza interattiva e multisensoriale nelle village halls dell’Inghilterra rurale. Viste le nostre affinità artistiche, e soprattutto il nostro comune interesse per gli spazi non teatrali e per la quotidianità, da anni si parlava con Orlando di una collaborazione capace di unificare canto (è noto per le sue composizioni corali) e danza. L’idea di occuparsi di cibo è venuta da me ed Orlando l’ha accolta con grande entusiasmo. Dopotutto lui è anche un fine cultore della tavola, ha pubblicato un libro di ricette e scrive di cibo e cucina su un blog. Quella del cibo per me è stata un non scelta; in quel periodo mi stavo interrogando molto, e per la prima volta, sul perché delle mie abitudini alimentari e di come il dibattito sull’impatto ambientale della produzione e del commercio di cibo stesse cambiando le scelte di tanti. Da li è iniziata una ricerca che mi ha portato a confrontarmi con realtà diverse dalle mie e con la complessità del nostro rapporto col cibo.

D. Food - può contenere tracce di… mette insieme mondi in apparenza lontani, avvicinando le arti performative alle attività quotidiane e in questa pratica di contaminazione rientra la scelta di ambientare la performance in luoghi che non sono quelli consueti dello spettacolo dal vivo. Qual è il valore aggiunto di una location come il Museo Archeologico Nazionale delle Marche?

R. Questo spettacolo sul cibo è sempre stato pensato come un’esperienza immersiva, dove lo spettatore diventa protagonista di una serata in cui si assaggia, si riflette e si gioca. Il nostro è un ristorante mobile che consente di sedersi al tavolo a tema che più si avvicina alla propria sensibilità o curiosità, e i nostri performer/camerieri accolgono e servono argomenti e storie che appartengono un po’ a tutti. Il luogo ed il contesto in cui viene allestito e presentato Food aggiungono sempre un valore in più; cambia se sei in uno spazio teatrale come l’Aterballetto di Reggio Emilia, o in un teatrino parrocchiale, o tenso struttura, nella zona del cratere sismico in provincia di Ascoli. Ora è la volta di un museo, quello archeologico di Ancona, dove accoglieremo il pubblico in un suggestivo salone dalla volta affrescata, e nell’ambito un festival internazionale.

D. In una recente intervista hai affermato che in Inghilterra la danza riguarda la vita di moltissime persone, fin dalla più tenera età. In Italia invece gli studi sul tema ci raccontano che la danza è ancora un linguaggio per pochi. Per te, marchigiano d’origine e londinese d’adozione, quanto conta il sostegno di Marche Teatro, nell’ottica di rendere uno spettacolo come “Food” accessibile al pubblico italiano?
Che ruolo possono avere i festival come INTEATRO per promuovere la danza in Italia e avvicinarla all’esperienza delle persone?

R. Sono molto grato a Marche Teatro per aver prodotto e reso fruibile questo spettacolo a un pubblico e a contesti così diversi. Sono da sempre impegnato a fare della danza un mezzo di conoscenza e appartenenza direttamente connesso alla vita delle persone; portarla fuori dai teatri, in spazi diversi o per strada, e cercare di occuparsi di temi vicini alla vita di tutti i giorni, significa riportare la danza a quel valore unificante e partecipato che le appartiene. Da oltre quaranta anni, il festival Inteatro ricerca e scommette su tutto questo; ho iniziato a frequentarlo da ragazzo e non posso non riconoscergli di avermi insegnato tanto.

Food. Può contenere tracce di… va in scena a partire da giovedì 20 giugno fino a domenica 23 giugno, alle ore 18.00, presso il salone delle feste del Museo Archeologico Nazionale delle Marche, Via Gabriele Ferretti, 6, Ancona.

Luca Silvestrini, originario di Jesi (An), si laurea al DAMS di Bologna e nel 1995 si trasferisce a Londra per completare gli studi di danza al Laban Centre (oggi Trinity Laban). Nel 1997 da avvio alla compagnia Protein, che co-dirige con Bettina Strickler fino al 2004. Come direttore artistico della Protein, è conosciuto per il suo accessibile ma provocatorio stile di teatro danza, caratterizzato da un’attenta analisi della quotidianità. Contraddistintosi per aver realizzato memorabili danze di massa, tra le quali la Big World Dance a Trafalgar Square nel 2010, e per creazioni multi-generazionali a livello internazionale, Luca viene spesso invitato ad insegnare e a parlare del suo lavoro nell’ambito della danza di comunità, sia in Inghilterra che all’estero. Oltre alle creazioni per la Protein, Luca ha coreografato per la Royal Opera House, Transitions Dance Company, CandoCo, Bare Bones, Intoto, From Here To Maturity, Company of Elders at Sadler’s Wells, Sankalpalm, HeadSpace Dance, Verve e Sardoville. Nel campo dell’opera e del teatro ha lavorato con English National Opera, Theatre Rites, Royal Court Theatre, Duckie e Youth Music Theatre UK. Tra i premi riconosciutogli, il Jerwood Choreography Award, il Bonnie Bird New Choreography Award e il The Place Prize 2006 Audience Award.

Scopri la rassegna e il programma completo sul sito di INTEATRO Festival

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