Vi presentiamo Francesca Giuliani, vincitrice della borsa di studio per la ricerca "L’audience development per il turismo culturale e la valorizzazione delle aree interne"

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Vi presentiamo Francesca Giuliani, che con il bando Eureka ha vinto la borsa di studio cofinanziata da Consorzio Marche Spettacolo, Regione Marche, Università di Urbino, per il progetto di ricerca L’audience development per il turismo culturale e la valorizzazione delle aree interne. Studio di una strategia di sviluppo per i piccoli teatri delle Marche.

Francesca è nata a Sassocorvaro (PU) e ha 36 anni e si è laureata in Discipline Teatrali a Bologna.  
1.Ciao Francesca, parlaci del tuo percorso di studi. Non solo in senso accademico: raccontaci anche le inclinazioni, gli interessi e le attività che hanno contribuito alla tua formazione.

La mia passione per il teatro è nata a Urbino mentre frequentavo il liceo. Ero una spettatrice appassionata e cercavo di assistere a tutti gli eventi spettacolari che venivano realizzati nella provincia di Pesaro-Urbino e non solo. Poi mi sono trasferita a Bologna e lì le proposte visive sono aumentate e il mio interesse a coltivare il mestiere di spettatore si è alimentato attraverso lo studio storico-critico del teatro. Ho iniziato a seguire alcuni corsi al DAMS – discipline delle arti, della musica e dello spettacolo mentre frequentavo la triennale in lettere moderne; poi mi sono iscritta alla specialistica in discipline teatrali.
Poi ho seguito il corso di critica teatrale con Massimo Marino, ho collaborato per alcuni anni con il gruppo di critici Altre Velocità, ho partecipato ai laboratori di critica tenuti da Andrea Porcheddu e Roberta Ferraresi alla Biennale Teatro.
Tutte queste esperienze sono state parte fondante della mia formazione insieme alla collaborazione con L’arboreto Teatro Dimora dove da alcuni anni curo un blog che produce documentazione sui processi creativi degli artisti in residenza.
In tutto questo percorso, arricchito anche dalla collaborazione con il gruppo di critici di PAC magazine di arte e cultura, è stato fondamentale seguire il corso di Formatore del Pubblico proposto da Amat e dalla Regione Marche e il successivo tirocinio con gli Asini Bardasci al Teatro Apollo di Mondavio.
È soprattutto in questo momento che allo studio dei processi creativi e delle opere si è affiancato l’interesse legato alla ricerca e allo sviluppo di strategie di coinvolgimento e partecipazione dei pubblici.

2. Che cosa ti ha spinto a intraprendere un progetto di ricerca nel settore dello spettacolo dal vivo e - in particolare - nell’ambito dell’audience development?

Due cose. Da una parte la necessità di coltivare l’utopia: la possibilità e la necessità che nelle Marche si creino, oltre a quelli già esistenti e già efficaci, dei presidi culturali, dei luoghi dove le persone possano incontrarsi in modo diverso, e stare insieme in modo diverso; dei luoghi conviviali e vitali dove la cultura sia un collante attraverso il quale si aprano nuovi dialoghi per e grazie a nuovi pubblici. Dall’altra l’origine della mia passione che si è trasformata negli anni in un mestiere. Quello che credo fosse uno dei primi esperimenti di audience development nelle Marche, “La scuola di platea”, è ciò che ha sancito il mio primo contatto con lo spettacolo dal vivo. Provengo da un paese che non ha un edificio teatrale e nemmeno considera lo spettacolo dal vivo di qualità come uno tra gli altri possibili consumi culturali dei suoi cittadini. I primi teatri che ho avuto occasione di vedere grazie proprio a quel progetto che affiancava – come oggi accade – l’evento spettacolare all’incontro tra studenti ed artisti hanno fatto da miccia per quell’innamoramento che ancor oggi non si è affievolito. Ricordo ancora nitidi due dei primi spettacoli Le relazioni pericolose di Bucci/Sgrosso e Il gabbiano di Checov messo in scena da Nekrošius, una quattro ore di spettacolo di cui poche tracce restano, alcune immagini nitide, ma soprattutto l’atmosfera dentro la quale ci aveva catapultato, delle sensazioni che in classe rimasero vivide per tutti per molto tempo, e ancora oggi.

3. Quali obiettivi in particolare nell’ambito dell’audience development speri di conseguire in questi tre anni di dottorato?

L’obiettivo centrale di questa ricerca è lo studio di un percorso di valorizzazione dei teatri storici marchigiani, con un particolare riguardo per quelli dei piccoli comuni delle aree interne e del cratere sismico. Attraverso processi mirati di rigenerazione urbana che prevedono la riqualificazione architettonica e urbanistica e il potenziamento del brand territoriale delle aree interne, attraverso il consolidamento del rapporto fra turismo culturale e spettacolo dal vivo si cercheranno delle strategie innovative per da una parte consolidare i pubblici già attivi dall’altra per avvicinare i pubblici nuovi. Questo macro obiettivo verrà affrontato attraverso il superamento di tante piccole sfide, tasselli significativi che faranno da step funzionali al raggiungimento di specifiche strategie di audience development che verranno poi applicate in cinque piccoli teatri. La ricerca sul territorio supportata dal CMS, l’analisi dei pubblici marchigiani, il confronto e la formazione con le istituzioni, gli operatori, gli spettatori e gli artisti, la raccolta sistematica degli studi già presenti in Italia comparati con le ricerche sul pubblico che sono già attive nelle Marche e una mappatura di tutte le attività presenti sul territorio regionale. Tutto questo per capire quali attitudini e specificità dovrebbero attivare le organizzazioni culturali che operano nello spettacolo del vivo per essere attive nella complessità dell’oggi e per far si che si creano legami forti tra di esse e le loro audience, provenienti dal territorio marchigiano e oltre.

Buon lavoro Francesca! Da parte nostra, terremo aggiornati i nostri soci e il nostro pubblico sugli sviluppi della ricerca.

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