Coronavirus. Teatro del carcere: l’Italia tra i primi nel mondo a riaprire

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Segnaliamo l'articolo, a firma di Teresa Valiani pubblicato dall'Agenzia Stampa nazionale Redattore Sociale il 9 maggio 2020 (confermato il ruolo guida del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere fondato nelle Marche nel 2011).

CORONAVIRUS. TEATRO DEL CARCERE: L'ITALIA TRA I PRIMI NEL MONDO A RIAPRIRE

La panoramica nazionale e internazionale nell’intervista a Vito Minoia, presidente del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere. “Stiamo ripartendo ed è una grande sfida”.

ROMA – Primi collegamenti online, scambio di materiale via web e per posta ordinaria, didattica a distanza: le compagnie teatrali aderenti al Coordinamento nazionale Teatro in Carcere riaccendono i motori da nord a sud del Paese e riprogrammano le attività dei palcoscenici rinchiusi. Mentre il resto d’Europa continua a guardare all’esperienza italiana come a un esempio da seguire. L’emergenza sanitaria ha costretto tutti a uno stop improvviso, ma agli ingressi vietati non sempre è corrisposto un distacco totale tra interno ed esterno. “L’avvio della fase due – racconta Vito Minoia, presidente del Coordinamento nazionale – rappresenta una svolta perché molte compagnie hanno chiesto e ottenuto la possibilità di tornare a scambiare materiali e riprendere a sviluppare attività a distanza con i detenuti che partecipano ai laboratori”.

Qui Pesaro. A Pesaro, cuore del Coordinamento nazionale, “come Teatro Aenigma – prosegue Minoia -, abbiamo appena intrapreso con la Compagnia ‘Lo Spacco’ un lavoro su Teatro e Basket attraverso le narrazioni dello scrittore Emiliano Poddi, con il coinvolgimento di studenti universitari di Urbino. Stiamo poi seguendo una seconda Compagnia originatasi nella Terza Sezione con un progetto di autopedagogia liberamente ispirato al testo ‘E solo Nina applaude ancora’ di Michele Rossini. Ai due gruppi abbiamo fatto pervenire, grazie all’Area Pedagogica del carcere, materiali di lavoro, ricominciando da Shahid Nadeem e dalla Giornata internazionale del Teatro, e avviato una corrispondenza”.

Qui Venezia. Anche il regista teatrale Michalis Traitsis di ‘Balamòs Teatro’, che sta portando avanti due progetti sia al femminile alla Giudecca, sia nell’istituto maschile di Santa Maria Maggiore, ha riallacciato i contatti con le persone recluse. “A Venezia – spiega Traitsis - sono state avviate corrispondenze, in attesa del potenziamento delle linee telefoniche, per permettere la conclusione dell’anno scolastico e dei corsi di istruzione. Al maschile siamo riusciti a svolgere anche collegamenti telefonici e Skipe per sviluppare con i detenuti scritture drammaturgiche sul tema del sogno”.

Qui Gorgona. Sull’isola toscana, Gianfranco Pedullà, regista del Teatro Popolare d’Arte di Firenze, sta lavorando con un gruppo di detenuti a un progetto sul rapporto tra l’uomo e il mare, con riferimento a Pietro Citati, che vedrà la costruzione di una performance su ‘Ulisse Nero’. “Fissiamo un appuntamento telematico con il gruppo mediato dall’educatore – racconta il regista -, ci salutiamo e leggiamo i testi attinenti allo spettacolo in costruzione che riguardano il tema di Ulisse e il mare. Con i miei collaboratori conduciamo l’incontro, i partecipanti si avvicinano a turno al microfono e leggono anche loro. Io li aiuto nella dizione e soprattutto nel ritmo del parlato e nella tecnica migliore per imparare a comunicare il testo. Conclude l’incontro il lavoro con il musicista che fa ascoltare brani famosi o meno famosi sullo stesso tema e discute con i reclusi il senso dei testi”.

Qui Palermo. In Sicilia, Claudia Calcagnile, regista della Compagnia ‘Oltremura’, che opera nella sezione femminile del Pagliarelli, ha sviluppato nelle ultime settimane una ricerca sul tema della Trasformazione, con #libereincamera, un piccolo atto poetico, una ricerca condivisa attraverso la produzione di fotografie e testi, un “esercizio di creazione collettiva”, come lo definisce la regista che attende di avere la possibilità di condividerlo a distanza con le detenute.

Nel resto del mondo. “I collegamenti internazionali della Rete “International Network Theatre in Prison” – spiega Vito Minoia – raccontano che in questa fase è difficile avere contatti e riprendere un’attività, considerando la grande emergenza in corso. I colleghi della Compagnia Jubilo di Wroclaw (Polonia) diretta da Diego Pileggi me lo hanno ribadito proprio in queste settimane. Mentre dall’Inghilterra guardano al nostro Coordinamento italiano con grande ammirazione e rispetto (di pochi giorni fa l’intervista https://www.theatreinprison.org/post/educational-theatre-for-a-new-quality-of-life di Nick Awde a Minoia per raccontare l’esperienza italiana ndr). Proprio ieri – prosegue il presidente del Coordinamento nazionale - ho avuto uno scambio con Curt Tofteland che da oltre 25 anni coordina negli Stati Uniti il qualificato progetto Shakespeare Behind Bars in Michigan, dove vive e lavora, oltre che in Kentucky e Illinois. Mi diceva che le carceri sono tutte bloccate e che ci vorranno mesi prima di riuscire a far ripartire tutto. In queste ore sono in contatto anche con Jean Trounstine (vincitrice a Urbania del Premio internazionale Gramsci per il Teatro in Carcere 2018) che insegna al Middlesex Community College di Bedford, in Massachussetts e opera anche come attivista per i diritti delle persone private della libertà personale. In un dialogo con il collega Walter Valeri, Jean ci fa sapere quanto stia dilagando il contagio e del lavoro incessante dei Servizi legali del Massachussetts, l’organo ufficiale che controlla e opera perché vengano rispettati i diritti dei detenuti”.

“Due giorni fa – conclude Vito Minoia – ho sentito anche la collega Jaqueline Roumeau Cresta, coordinatrice di CoArtRe, a Santiago, e mi ha confermato che anche in Cile il lavoro teatrale in carcere è bloccato per la quarantena, senza alternative”. Per facilitare la comunicazione internazionale, la pagina Facebook del Coordinamento nazionale sarà continuamente aggiornata e in grado di diffondere le iniziative e i progetti che in questo periodo complesso tendono verso un’unica direzione: l’avvio di una nuova fase che rappresenta una grande sfida per tutti.

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Nella foto di Franco Deriu (novembre 2010), l'ingresso di Marco Cavallo (simbolo della lotta allo stigma a cura di Giuliano Scabia, Vittorio e Franco Basaglia nel manicomio di Trieste nel 1973) che fa ingresso nel carcere di Villa Fastiggi a Pesaro grazie al progetto "Il sogno dei reclusi" a cura del Teatro Aenigma con la coordinazione di Vito Minoia e la partecipazione di allievi tredicenni della Scuola "Galilei" di Pesaro insieme a detenute e detenuti.

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